“Legami”

 


E’ l’anno della svolta, in quanto la fotografa si separa definitivamente dalla visione dell’immagine che l’ha accompagnata fino ad ora, per evolversi in una continua ricerca espressiva.  Pone l’essere umano all’interno di ambientazioni caratteristiche prendendo coscienza del proprio corpo o di quello altrui in relazione a ciò che lo circonda. Le sue immagini diventano rigorosamente in bianco e nero e spaziano alla ricerca di un equilibrio perfetto, senza porre mai la figura umana come suprema ma come parte integrante del contesto. La sua nuova espressione inizialmente realizzata dietro l’obiettivo con modelli volontari, per questioni pratiche passa ad una visone frontale della macchina fotografica, usando spesso la sua stessa figura come sfondo dell’interminabile dialogo con lo scatto e con sè stessa.

 

“Se ne legge, se ne parla, se ne scrive, ed ora lei è là, manichino di carne animato da un flusso di corrente, sotto il nostro sguardo, essenza animale, ignuda abitatrice di una stanza illuminata da acquario e odorosa di pollaio. Magra della magrezza delle vergini, incisa nella carne da parole note e ignote.

Ride. Ride sempre. E il suo riso sfrenato è il suo pianto a dirotto.

Psiche, creatura delusa e liberata dall’amore, racconta la sua verità terribile, e il perché Amore non vuol essere guardato negli occhi.

Senza fare in tempo a dirci cosa sia il vero amore. Un clic, e della nostra anima spenta non resta che la breve percezione di un bagliore, la vita in differita e nessun bisogno, neppure quello di piangere.”

Alberto Savinio